Abbadia San Salvatore - La notte delle fiaccole

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Sembra una fiaba nordica, di quelle che si raccontano ai bambini per farli addormentare
Ambientata in un borgo rimasto sospeso nel tempo, fra montagne e fitti boschi, potrebbe intitolarsi "Gli uomini che hanno acceso il Natale". Eppure la Notte delle Fiaccole di Abbadia San Salvatore non esce da un libro delle favole ma è figlia della storia. Una storia antichissima, che risale a prima dell'anno Mille ed è strettamente legata all'abbazia che dà il nome al borgo toscano.
C'era una volta, e in parte c'è ancora, il complesso conventuale dell'abbazia di San Salvatore, fondato nell'VIII secolo da un re longobardo. Alle pendici del monte Amiata, era il più importante centro religioso del territorio: dalla vicina Via Francigena, lungo la val d'Orcia, attira- va migliaia di pellegrini. La sera della vigilia di Natale, in particolare, giungevano al tempio persone da ogni dove tutti volevano partecipare alla messa di mezzanotte celebrata dai monaci. E cosi nella fredda notte degli Appennini, in attesa della funzione, si preparavano grandi falò per scaldarsi davanti al fuoco. Il bagliore sprigionato dalle fiamme costituiva anche un prezioso segnale per i pellegrini in cammino verso l'abbazia. Questo rito si è perpetuato nei secoli ed è entrato nel sangue dei Balenghi, gli abitanti di Abbadia San Salvatore. «Tanto che, ci spiega il sindaco Fabrizio Tondi, nulla fa presagire della bellezza degli interni, decorati da affreschi seicenteschi e da un Crocifisso ligneo del '200 in cui Gesù mostra due grandi occhi spalancati. La vera meraviglia è nella cripta, cuore millenario dell'abbazia che accoglie il visitatore con una selva di colonne dagli elaborati
capitelli romanici, uno diverso dall'altro.
L'arco di porta Castello conduce al paese vecchio: una matassa di case, vicoli e comignoli in grigia pietra vulcanica. E la tra chite, resistente roccia scura dell'Amiata, che ha preservato quasi intatto il borgo medievale. Le fiaccole più suggestive si trovano qui, come quella che domina piazza della Croce, davanti all'omonima chiesa del'200 quella mignon nella raccolta piazza Magnoca, o ancora la piramide nel terziere dei Fabbri davanti al por- tale con lo stemma a forma d'incudine. Si cammina fra queste viuzze ferme nel tempo sorpresi dai molti presepi spontanei allestiti fuori dai portoni, sui davanzali, nelle cantine. Si oltrepassano palazzi con stemmi nobiliari, archi, scalini, vicoli stretti e bui, in attesa che il fuoco illumini a giorno il cuore storico di Abbadia. La notte magica della fiaccole sta per iniziare: intorno alle piramidi di legna
sono allestite luminarie e addobbi che di lì a poco cederanno la scena al fuoco,
magnetico catalizzatore di sguardi e pensieri. Sono le 18 del 24 dicembre, davanti al Municipio una torcia di fuoco benedetto viene consegnata al capo fiaccola. E lui a dare il via alla cerimonia
arrampicandosi sulla cima e incendi la prima piramide. La banda intona siche natalizie seguite dalle "pastorelle" cori spontanei a cui tutti si possono aggregare. Sull'onda di queste note parte il corteo che tocca le oltre 30 fiaccole sparse nel paese. Ogni Capo fiaccola, aiutato dalla squadra, accende il proprio altare di legno, avvolgendo di una luce calda piazze, chiese, palazzi.
L'atmosfera è unica, come unica in Italia è questa tradizione. Una festa che non nasce da un'idea della Pro Loco ma che affonda le radici nella notte dei tempi, celebrata sempre con tensione emotiva. Intanto le faville, che qui chiamano luchie. danzano nel buio. Ogni fiaccola rionale ha
il suo banchetto che offre torte fatte in casa, castagnaccio e vino caldo. Avvolta da
questa luce irreale la gente si scambia auguri, regali, confidenze, battute. E il freddo, in attesa della messa di mezzanotte in abbazia, è vinto dal fuoco. Dopo la funzione, la brace viene usata
per cuocere le salsicce, servite in strada, fra vampate di fuoco sempre meno vigorose. I capifiaccola e le loro squadre veglieranno sulle piramidi per tutta la notte, scongiurando il pericolo di ritorni di fiamma. "Gli uomini che hanno acceso la, il Natale" in fondo sono loro, protagonisti, insieme a tutta Abbadia, di una storia antica che ha la magia di una fiaba.


 
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