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Museo di Capodimonte –...
Campania: Napoli (NA)


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Museo di Capodimonte – Napoli

Campania: Napoli (NA)

Itinerario di viaggio
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Il celebre museo napoletano custodisce un’importante e poco nota collezione d’arte contemporanea. In mostra capolavori dal 1978 ai giorni nostri: da Alberto Burri a Mario Merz, da Andy Warhol a Jannis Kounellis. Allestita dal 1996 al terzo piano della reggia, dal 2016 è aperta con regolarità.
Avviene sotto il Vesuvio l'incontro ufficiale fra arte antica e arte contemporanea. E il 1978 quando
Alberto Burri, già celebre maestro dell'informale materico, espone in uno dei templi dell'arte classica:il Museo di Capodimonte. Le opere moderne, realizzate per l’occasione dall'artista, sono allestite nelle solenni sale dedicate a Caravaggio e ai caravaggeschi. Così il Grande Cretto Nero sfila accanto alla Flagellazione di Cristo del Merisi e a famosi dipinti del Barocco napoletano. Non si tratta di una provocazione ma di un confronto fra capolavori. Le fenditure del Cretto monumentale di Burri richiamano le ferite sul corpo nudo del cristo caravaggesco e l'effetto "crettato" dell'opera rievoca le microfratture sulla superficie delle antiche tele a olio. Mai prima di allora si è assistito in Italia a un dialogo fra opere del passato e del presente: un accostamento che oggi è diventato un format ma che alla fine degli anni Settanta è pura rivoluzione.
Un parallelo mai interrotto, come testimonia la ricca sezione d'arte contemporanea del Museo di
Capodimonte. Dal 1996 si trova al terzo piano della reggia, con alcune opere fuori sezione situate al piano terra e al secondo (Fabro, Sol LeWitt e Kentridge) o nel parco, come la scultura a tema cosmico-astronomico di Eliseo Mattiacci. L'ala moderna si raggiunge dopo aver ammirato i capolavori della Galleria Farnese - una delle raccolte più importanti al mondo, allestita al primo piano - e aver attraversato l'infilata di sale della Galleria Napoletana, al secondo piano.
Per anni la sezione del contemporaneo è rimasta semisconosciuta, con gli spazi espositivi
spesso chiusi per mancanza di personale. Finalmente dal 2016 si visita con regolarità, anche grazie alla determinazione di Sylvain Bellenger, nuovo direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte. «A stupirmi è stata l'eccellente qualità dei pezzi esposti: tutti all'altezza dei capolavori presenti nelle collezioni antiche, spiega il direttore, e aggiunge: «Grazie all'intesa istituzionale con il Madre, Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina, e allo stretto rapporto con il suo direttore, Andrea Viliani, la sezione contemporanea di Capodimonte sarà valorizzata e implementata». L'ultimo "acquisto" è del mese scorso: s'intitola Split! ed è un dipinto murale dello svizzero John Armleder, realizzato sulla parete di fronte al Grande Cretto Nero di Burri. Questa volta il confronto è fra un'opera del '900 e una del XXI secolo: alla monocromia del Cretto, Armleder risponde con un murale multicolor ispirato alle collezioni di arti decorative del museo.
La raccolta in mostra a Capodimonte non è frutto del caso. L'arte contemporanea a Napoli è di casa
già dai primi anni 60, periodo in cui la città vive un crescente fermento artistico, alimentato da galleristi brillanti e visionari come il celebre Lucio Amelio. Una sezione dell'ala contemporanea
è dedicata proprio alle arti a Napoli dal Dopoguerra agli anni 60 con le opere "ludiche" di Mario Persico e l'originale totem meccanico di Lucio Del Pezzo. Nel 1975 Andy Warhol, ospite di Amelio nel capoluogo campano, paragona la città partenopea a New York definendo le due metropoli grandi caldaie di energia pronte a esplodere». Ed è questa energia che fa di Napoli ancora oggi un serbatoio d'ispirazione per artisti di tutto il mondo. La collezione che si ammira oggi al terzo
piano della reggia è figlia del clima artistico di quegli anni e nasce dalle intuizioni di illuminati soprintendenti e galleristi partenopei. La mostra di Burri segna l'inizio del nuovo corso: il Museo di Capodimonte non è più solo uno scrigno di tesori ma si fa promotore dell'arte "nuova". E così il Grande Cretto Nero, donato al museo dall'artista umbro, è il primo pezzo di quella che sarà la collezione contemporanea della reggia. A Capodimonte vengono organizzate una serie di rassegne
dedicate ad artisti viventi, noti o emergenti Dopo Burri, sfilano nelle sale dei "mostri sacri"
dell'arte classica (Masaccio, Tiziano, Brueghel, Raffaello, El Greco, solo per fare qualche
nome) alcune grandi personalità del XX e del XXI secolo: Warhol, Beuys, Pistoletto, Merz,
Kounellis, Kiefer, Paladino, Fabre. Per questi artisti poter esporre le proprie opere nella reggia, accanto ai macstri del passato, è un onore e uno stimolo creativo. Nascono importanti creazioni site-specific, che offrono un'originale interpretazione degli ambienti del palazzo.
Evento dopo evento, grazie alle donazioni degli autori, la collezione contemporanea si arricchisce
di nuovi lavori e trova una sistemazione definitiva nel 1996 negli spazi prima adibiti a sale di restauro. La particolarità di questa sezione è che ogni pezzo, al di là di stili e movimenti rappresenta una testimonianza diretta del rapporto fra l'artista e Napoli, «la città del Grand Tour permanente», per usare un'espressione di Andrea Viliani, direttore del Madre.
L'opera simbolo è Vesuvius di Andy Warhol, omaggio a uno dei soggetti più ritratti dalla pittura di veduta partenopea. Qui il maestro della Pop Art non riproduce, come è solito fare nelle sue opere, un'immagine già esistente del vulcand ma lo disegna di suo pugno, a cono unico anziché doppio. Ne risulta un Vesuvio non realistico, icona di un monte archetipo che Warhol fa esplodere con la potenza dei colori. E questo è solo un esempio della unicità degli oltre 60 pezzi che compongono la collezione. Fra le opere in mostra c'è un'installazione di arte povera di Jannis Kounellis composta da antichi orci e da sacchi alle pareti. Uno di questi sacchi ci raccontano al museo con un pizzico di emozione - è caduto a terra all'improvviso proprio il giorno della morte dell'artista, il 16 febbraio del 2017. Fra i lavori in situ più suggestivi c'è Indizi dell'artista concettuale Daniel Buren, una stanza a bande verdi e azzurre interrotte da due piccole finestre: aperture a effetto cannocchiale che
mettono in contatto l'opera con la città, regalando all'ambiente due affacci da cartolina sul parco della reggia e sul porto di Napoli. Nelle sale che ospitano la collezione ci si muove fra installazioni monumentali come Onda d'Urto di Mario Merz e piccole sculture come Fallen Woman di Louise Bourgeois. Poi ci sono i pannelli in gesso di Pistoletto, il collage di cornici dorate di Giulio Paolini e le foto d'autore dedicate alla collezione antica: magnifica la sala degli Arazzi ritratta da Candida Höfer. Infine spicca il Vesuvius di Warhol, che irrompe nello spazio con l'energia dei suoi colori. Resta da vedere la galleria fotografica di Mimmo Jodice, allestita su due passerelle aeree che attraversano una delle sale del Barocco. Le opere del fotografo napoletano, realizzate fra il 1968 e il 1988 restituiscono in 52 scatti l'atmosfera frizzante di quegli anni cruciali per l'arte moderna napoletana: incontri, scambi, riflessioni, performancee, ispirazioni. Ma anche qui il contemporaneo non è distante dall'arte classica che, sotto le passerelle aeree, risplende nelle tele barocche di Artemisia Gentileschi, Jusepe de Ribera e Battistello Caracciolo.
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