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Lombardia: Brescia (BS)


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VAL TROMPIA (BRESCIA) – MONTE GUGLIELMO

Lombardia: Brescia (BS)

Itinerario di viaggio
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Conosciuta anche come Golem, la montagna più amata dai bresciani si raggiunge con una facile ciaspolata da Pezzoro. In vetta lo sguardo abbraccia il lago d’Iseo e le Prealpi, fino a toccare le Dolomiti di Brenta.

Golem. Nel Bresciano tutti chiamano così la grande montagna che separa il lago d'Iseo dalla val Trompia. Ed è difficile resistere alla tentazione di abbinare quel nome alla "massa ancora priva di forma" della mistica ebraica: in fondo il Golem bresciano non ha un profilo inconfondibile e si presenta come una grande muraglia, sormontata da un lungo crinale di vetta apparentemente pianeggiante. Sembra insomma materia prima ancora da scolpire. E invece no: "quel" Golem non c'entra niente. Secondo la versione più accreditata il toponimo non è altro che la deformazione del latino culmen, che significa "culmine". E visto che una storpiatura tira l'altra, a un certo punto il Golem diventa addirittura Guglielmo. Accadde nel XVII secolo, e da allora è così, almeno fino allaprossima puntata. Il Golem, pardon il Monte Guglielmo, è la vetta più frequentata della Lombardia», afferma Mauro Baglioni, presidente del Club Alpino Italiano della val Trompia, forse esagerando un po', spinto dall'amore per la montagna di casa vero però che non c'è giorno dell'anno, anche in pieno inverno, che la cima non sia raggiunta da tanti escursionisti, quasi una folla nel fine settimana di bel tempo. Il motivo è semplice. Dalla vetta il panorama spazia su gran parte della Pianura Padana, mentre il lago d'Iseo si distende proprio ai piedi della montagna e tutto intorno lo sguardo si perde tra le Prealpi bresciane e gardesane, fino ad ammirare in lontananza la Presolaná, l'Adamello e le Dolomiti di Brenta. Uno spettacolo straordinario, al quale si assiste al prezzo di poca fatica La salita al Golem, da qualunque versante la si affronti, non è mai troppo lunga e non presenta difficoltà tecniche. E poi, come se non bastasse le pendici della montagna raccontano tante storie che rendono l'ascesa ancora più interessante. Capita a chi affronta la salita da Pezzoro, sul versante orientale della montagna, la via di accesso più agevole quando il Golem è coperto di neve.
Prima ancora di lasciare l'auto si passa davanti alla Miniera Marzoli di Pezzaze, importante testimonianza della tradizione estrattiva della val Trompia. La visita, un "viaggio al centro della Terra” in trenino il ritorno, poiché in dicembre la struttura è aperta solo la domenica pomeriggio.
Ancora qualche curva e ci si mette in marcia direttamente dal parcheggio di Pezzoro (908 metri). Il primo tratto segue una strada carrozzabile ma le pendenze sono subito importanti. Accade di frequente che, in caso di neve scarsa, all'inizio le ciaspole debbano rimanere agganciate allo zaino. Sono rari invece i problemi di innevamento nella seconda parte della salita: il Guglielmo è la prima grande barriera che le nubi provenienti da sud incontrano, e di conseguenza le precipitazioni sono abbondanti In meno di un'ora, tra faggi e abeti si raggiunge la conca prativa dove sorge il rifugio Cai Val T rompia (1.260 metri). «In origine era un casotto di caccia», spiega Baglioni, «convertito poi all'accoglienza degli escursionisti negli anni Quaranta e più volte rimodernato. Gli ultimi interventi hanno riguardato il sistema di riscaldamento dell'acqua tramite pannelli solari e la fitodepurazione delle acque reflue». I tavoli sulla terrazza soleggiata offrono una tentazione alla quale occorre resistere, perché la strada è ancora lunga. Pochi minuti oltre il rifugio si raggiunge un selletta che regala la prima spettacolare vista sulla vetta del Guglielmo, riconoscibile per il grande monumento al Redentore posto sulla sommità. Ancora seguendo un'interpoderale si tocca poi malga Pontogna (1.384 metri), oggi
utilizzata solo d'estate per il pascolo in q dei bovini. Agli albori dello sviluppo turistico dello sci, in questa zona batteva il cuore sportivo del Golem. Sui pendii intorno alla malga vennero addirittura installati negli anni Sessanta due skilift, che però ebbero vita breve, e di cui fortunatamente non rimane traccia. Ma qui arrivava anche una discesa libera sui generis, la Guglielmo-Pontogna: erano tre chilometri da percorrere senza paura, su una pista battuta esclusivamente con gli sci. La gara andò in scena dal 1933 al 1955 e richiamava temerari da tutta Italia. Gente senza paura e dalle gambe buone, visto che la partenza si poteva raggiungere soltanto a piedi, mentre al trasporto dell'attrezzatura provvedevano i muli. La traccia di salita è ben evidente, grazie ai numerosi escursionisti che ci hanno preceduto E una fortuna, perché da malga Sompogna inizia il tratto più faticoso della ciaspolata, che in 300 metri di dislivello porta a malga Stalletti Alti (1.690 metri). Questo strappo è stato ribattezzato ratù, termine che in dialetto richiama la fatica di pagare a rate, e conviene affrontarlo con ampi zigzag nella neve. Da malga Stalletti la cima torna in bella vista e questa volta non è più tanto lontana. La si raggiunge percorrendo il crinale di vetta, che alterna tratti pianeggianti e gli ultimi brevi strappi.
La salita è completata, ma è quassù che il Golem racconta la sua storia più interessante. Il monumento al Redentore che, come un faro, ci ha accompagnato per tutta l'escursione abbaglia con le tessere dei quattro mosaici che ne ricoprono le pareti esterne. A queste opere, realizzate tra il 2002 e il 2008 e che ritraggono i temi della Redenzione, dell'Annunciazione, della Creazione e della Resurrezione, si è aggiunto nel 2011 un quinto mosaico dedicato alla Madonna dell'Accoglienza, collocato all'interno, sopra il piccolo altare. Il monumento fu eretto nel 1902 per volere di Giorgio Montini, giornalista e direttore de Il Cittadino di Brescia, che prese parte alla cerimonia di inaugurazione accompagnato dal figlio Giovanni Battista. Il bambino ha solo cinque anni e da grande farà parlare di sé: il 21 giugno 1963 diventerà capo della Chiesa con il nome di Paolo VI. Papa Montini non dimenticò mai il "suo" Golem, tanto che lo fece restaurare nel 1966. La statua in bronzo che raffigura il pontefice bresciano, posta accanto al monumento, è del 1998, e da allora accoglie tutti gli escursionisti senza distinzioni, con lo sguardo rivolto verso il cielo. Ma forse un pezzettino di Paradiso lo ha fatto portare proprio qui.
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