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TORINO, OGR OFFICINE...
Piemonte: Torino (TO)


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TORINO, OGR OFFICINE GRANDI RIPARAZIONI

Piemonte: Torino (TO)

Itinerario di viaggio
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La fabbrica – modello nata a fine ‘800 per la costruzione e manutenzione dei treni ha riaperto i battenti come polo colturale: gli splendidi spazi di archeologia industriale oggi ospitano mostre, eventi e spettacoli.


Mille giorni di lavoro, 100 milioni di euro investiti. E racchiuso in queste due cifre-simbolo il grande progetto che vede oggi rinascere una "cattedrale della storia industriale di Torino: leOgrOfficine Grandi Riparazioni, uno dei principali poli italiani per la costruzione e la riparazione di locomotive e vagoni ferroviari quando vennero inaugurate, nel 1895, erano la fabbrica
più grande della città, 190 mila metri quadrati e duemila dipendenti. Una
storia che continua fino al 1992, quando le officine chiudono; tre anni dopo,
ad un secolo esatto dall'apertura, il nuovo piano regolatore ne prevede la
demolizione. Ma una variante riesce a salvare il gigantesco edificio a forma di H
che diventa un reperto di archeologia industriale e, nel 2011, è lo scenario d'eccellenza delle grandi mostre per i 150 anni dell'Unità d'Italia Poi, nel 2013, la svolta: la Fondazione Crt acquisisce gli spazi e inizia un grandioso progetto di recupero. E, poche settimane fa, l'inaugurazione
delle nuove Ogr, riaperte con il "Big Bang", una festa di musica e arte a ingresso gratuito lunga quindici giorni.
Le Ogr si sono trasformate cosi da officine per la riparazione a officine di creatività e innovazione, da fabbrica di treni a fabbrica delle idee. E tutto questo senza perdere l'identità storica del luogo. L'enorme superficie è rimasta sostanzialmente immutata: la struttura, gli edifici di pietra e mattoni
da fabbrica di fine 800, le finestre ad arco. E gli interni sono praticamente identici a com'erano nel 1895. La memoria del passato è intatta, tecnologia e innovazione corrono sotto terra e non si vedono; 115 chilometri di tubi serpentoni, cavi per controllare la temperatura, l'acustica, l'illuminazione, la sicurezza, la sostenibilità. L'intero pavimento, 20 mila metri quadrati
quanto tre campi da calcio, è stato dotato di un impianto a pannelli radianti e 1.200 finestre sono state rifatte come le originali
Siamo lungo la Spina Centrale, l'asse di sviluppo nord-sud dove sono più evidenti il cambiamento e la riconversione di Torino da città dell'industria a città della contemporaneità e della cultura. Qui si succedono uno dopo l'altro la nuova stazione di Porta Susa, il grattacielo di Renzo Piano, gli edifici del Politecnico, l'Energy Center che pare un'architettura di design, installazioni artistiche, a cominciare dall'Igloo di Mario Merz: tutto in quello che era il tracciato del passante ferroviario. Le Ogr si inseriscono in modo perfetto in questo progetto urbanistico. Per cominciare, sono aperte
alla città, con due piazze pubbliche. La Corte Est, su corso Castelfidardo, è una grande agorà che riprende simbolicamente il tema della ferrovia con elementi metallici che richiamano i binari e linee curve che fanno pensare al viaggio e al movimento. Qui è collocata l'installazione Procession of
Reparationists di William Kentridge
, uno dei più importanti artisti contemporanei: un corteo di uomini e donne al lavoro, riemersi dalla storia delle Officine. La luce gioca con le silhouette di metallo nero, al tramonto le fa specchiare nella fila di vetrate delle finestre, e la gente che viene a sedersi qui in piazza è come se dialogasse con quanti hanno lavorato fra queste mura.
Dall'altro lato, sulla Corte Ovest affacciata su via Borsellino, sta sorgendo un giardino, proprio sotto la gigantesca torre dell'acqua.
Le due piazze danno accesso al cuore delle Ogr, le due "maniche" le Officine Nord, scenario di mostre, spettacoli, eventi, non un museo statico quindi, ma uno spazio che si rinnova continuamente. E le Officine Sud, destinate a ospitare aree di innovazione, ricerca, accelerazione di imprese. Nel transetto che unisce le due maniche c’è Snodo, lo spazio ristoro con caffetteria,
bistrot, ristorante gastronomico, lounge bar, aperto tutto il giorno, tutti i giorni, con un "social table" lungo 25 metri e le luci-scultura di Lucifero.
Sono le tre anime delle Ogr: la ricerca scientifica e tecnologica, la ricerca artistica, l'officina del gusto. Dallo Snodo, attraverso il muro-installazione Track dell'artista venezuelano Arturo Herrera, un intricato reticolo di linee-binario di un blu intenso e vibrante, si accede alle Officine Nord: nove
mila metri quadrati votati alle arti e allo spettacolo, dove si succedono mostre concerti, eventi di danza e conferenze. Gli spazi hanno mantenuto i nomi storici: la Sala Fucine, enorme (3 mila metri quadrati, con una capienza di 2.750 persone) è l'area dedicata agli spettacoli, che a dicembre vede di scena artisti come Paolo Fresu (l'8), la cantante israeliana Noa (il 9) la danzatrice spagnola Blanca Li (il 16 e 17), Vinicio Capossela (il 22).
L'area mostre è costituita dal Duomo, la sala centrale dove i vagoni venivano messi in verticale per la manutenzione e sembra davvero una cattedrale laica, con le file di finestre sovrapposte e il rosone in alto e da tre "binari".
Qui, dopo la bella mostra d'apertura, "Tutto Infinito" di Patrick Tuttofuoco, ora si ammira l'esposizione-evento "Come una falena alla fiamma", progetto realizzato in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo da tre curatori internazionali: il newyorkese Tom Eccles, Mark Rappolt, redattore capo di Art Review e l'artista britannico Liam Gillick.
Un ritratto della città attraverso il collezionismo di musei e fondazioni private, in un allestimento di grande suggestione, che spazia dalle statue egizie alle installazioni contemporanee, raccontate giocando con lo spazio e il tempo, e con uno spirito e una visione internazionali
Il titolo della mostra nasce dall'opera dell'artista britannico Cerith Wyn Evans, un cerchio di parole latine in neon rosso: «In girum imus nocte et consumimur igniv. Una frase palindroma che racchiude un indovinello: che cosa gira di notte ed è consumato dalla fiamma»? La risposta è la falena, e proprio come una falena i collezionisti sono irresistibilmente attratti dalle opere d'arte. Una passione che si rinnova sempre: la perfetta metafora del progetto Ogr di rinascita e trasformazione, in un continuo divenire.
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