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Domus Aurea, Nerone in 3D

Lazio: Roma (RM)

Itinerario di viaggio
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Nel sottosuolo del colle Oppio, a due passi dal Colosseo, si conserva una parte della favolosa residenza dell’imperatore: un percorso tra sale maestose e splendide decorazioni, arricchito di contenuti multimediali all’avanguardia.

Narra Svetonio nelle Vite dei Cesari che la reggia di Nerone si estendeva dal palatino all’Esquilino e comprendeva un vestibolo con una statua del Dio Sole alta oltre 35 metri, un lago grande quanto un mare, un portico a tre ordini di colonne e poi giardini, campi coltivati, vigneti, pascoli e boschi popolati da ogni specie di animali domestici e selvatici. Tutte le stanze erano rivestite d’oro, gemme e madreperla e nelle sale da pranzo i soffitti avevano tasselli mobili dai quali piovevano sui convitati fiori o profumi, la più ampia di tali coenatio era rotonda, e girava senza sosta su sé stessa come la Terra.
La Domus Aurea, la “casa d’oro” che Nerone si costruì dopo l’incendio di Roma del ’64 era insomma una dimora a dir poco faraonica, più consona a un sovrano ellenistico che a un successore di augusto: eppure sempre stando a Svetonio, l’imperatore inaugurandola si limito a commentare:” finalmente comincio a vivere come si addice ad un uomo”.
Vera o pretesa che fosse questa noncuranza, Nerone riuscì a godere della nuova casa per pochissimo tempo: deposto dal Senato e incalzato dai nemici, si tolse la vita nel ’68 e la magnifica reggia si affrettò a togliere ogni traccia dell’odiato tiranno, andò quasi completamente perduta. Ma una parte è sopravvissuta e per puro miracolo. Quello che oggi chiamiamo Domus Aurea è un edificio sul colle Oppio a due passi dal Colosseo, risparmiato perché al disopra vi furono costruite, nel 109 le grandi terme di Traiano: le sale neroniane, spogliate di marmi e statue e colmate di terra, servirono da fondamenta. Sepolto e dimenticato da tutti il sito fu riportato alla luce solo tra il ‘700 e ‘800.
Oggi la Domus Aurea è al centro di un articolato intervento di restauro della soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma. Ma sabato e domenica a cantiere chiuso, i visitatori sono ammessi nella Domus e casco protettivo in testa, vengono guidati da archeologi e storici dell’arte alla scoperta di questa fragile e stupefacente meraviglia.
Una visita ancora più coinvolgente da quando a febbraio, la realtà virtuale ha fatto irruzione tra le antiche pietre con filmati ricostruttivi e speciali visori in 3d che permettono di “vedere” l’aspetto originale del sito. Contenuti multimediali di grande rigore scientifico, catapultano i visitatori nella Roma del I secolo e fanno rivivere davanti ai loro occhi il sogno di un imprenditore crudele e megalomane, ma indubbiamente amante del bello.
Si parte nella galleria d’ingresso con un filmato in maxi formato che racconta la storia del monumento a partire dall’incendio di Roma del ’64: il rogo distrusse interi quartieri, monumenti e palazzi compresa la Domus Transitoria sul Palatino, la prima residenza di Nerone. Allora l’imperatore incaricò i migliori artisti dell’epoca, di costruire una nuova reggia. In quattro anni sorse la Domus Aurea, un complesso di 80 ettari.
Dopo la morte di Nerone i successori vollero restituire l’area a uso pubblico: l’anfiteatro Flavio, inaugurato da Tito nell’80, prese il posto del lago e le terme di Traiano cancellarono il padiglione del Colle Oppio. Il sito fu riscoperto solo alla fine del ‘400, quando alcuni artisti, tra i quali Pinturicchio e Raffaello, calandosi dall’altro in quelle che credevano grotte videro e ammirarono le pitture della volta che, con il nome appunto di “grottesche”, entrarono nel canone della pittura rinascimentale. Seguì un nuovo, lungo periodo di Oblio: i lavori di Sterro iniziarono nel 1772.
Nerone passeggiava tra interni decorati e ornati di statue, e intratteneva ambasciatori, amici, amanti. Forze un padiglione destinato agli ozi estivi, dove Nerone invitava gli ospiti per stupirli con la sua opulenza.
Ma anche gli ospiti del XXI secolo rimasero a bocca aperta davanti alla monumentalità delle sale, alte 12 metri e alla bellezza delle decorazioni superstiti. Affreschi mosaici e stucchi che affiorano in tutti gli ambienti, anche quelli di servizio; sale oggi buie e fredde, perché sotterranee ma un tempo affacciate sui giardini e luminosissime.
Nella sala della volta dorata, quella dove si calarono i pittori rinascimentali, l’immaginazione diventa realtà, o quasi. Indossando i speciali visori di ultima generazione i visitatori entrano nella stanza come appariva in età neroniana: le pareti si rivestono di marmi e pitture. Ci si può guardare intorno come se si fosse davvero nella stanza simulata. Poi si viene trasportati all’esterno e si lascia correre lo sguardo su Roma. Voltandosi si ammira la facciata del palazzo, dipinta e incrostata di marmi. Dopo l’esperienza di realtà immersivi si ritorna alla realtà reale ma non meno affascinante, gli ambienti affacciati sul cortile pentagonale, del pavimento a mosaico bianco e nero, gli affreschi della sala di Achille a Sciro e la spettacolare sala Ottagonale con la copertura a cupola.
L’attuale area verde, realizzata nel 1936 grava infatti sulle fragili strutture della Domus con il peso della terra e degli alberi ad alto fusto, ma soprattutto provoca infiltrazioni dannose d’acqua per le decorazioni. Il nuovo giardino sostenibile e più leggero, ma soprattutto dotato di un articolato sistema di drenaggio che consentirà di tenere sotto controllo l’umidità e la temperatura all’interno del monumento: condizione indispensabile per procede al restauro definitivo delle decorazioni. Intanto nel monumento di continua a lavorare al consolidamento delle strutture e alla messa in sicurezza delle superfici decorate.
Il contenuto è stato reperito su internet. Vi preghiamo di verificare date e/o orari che potrebbe risultare incorretti, agriturismievacanze.it esclude ogni responsabilità derivante dall'uso di tali informazioni.




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